Consiglio Pastorale del 5 marzo 2018: Le malattie della Parrocchia


Continuiamo con il Consiglio Pastorale allargato l’esame delle malattie di cui puo’ essere affetta una parrocchia.

La quarta è la guerra tra i fedeli, mossa da gelosie ed invidie tra gruppi parrocchiali. Tali lotte tolgono la credibilità a noi cristiani, che dovremmo essere mossi dall’amore fraterno. Possono crescere a partire da piccoli screzi, magari non sanati subito o rimasti silenti. Nella nostra comunità non vediamo grandi attriti, nessuna guerra ed anzi c’è armonia tra i gruppi, per cui questa malattia, questi termini forti, non paiono adeguati. Bruno ci mette in guardia, perchè se il nostro Vescovo ammonisce su questo male scartarlo senza considerare bene e con autocritica il proprio comportamento può essere troppo superificiale. Le differenze ci sono, i carismi sono diversi e si può peccare di superbia nei gruppi sentendosi superiori agli altri. Riflettiamo che fulcro delle attività parrocchiali è il Parroco, ed a lui spetta l’accoglienza, e al tempo stesso a lui va data obbedienza. Ogni gruppo va accolto perchè possa esprimere la sua vocazione, con il discernimento del Parroco.

Quinto male, il pessimismo sterile, cui può giungere l’eterna lotta dei cristiani con la logica del mondo, che pare essere invincibile, il più forte. I cristiani possono così sentirsi troppo pochi, troppo deboli, essere tristi ed incoerenti. Si arriva così a perdere la speranza, vivendo con un senso di sconfitta che mina le attività. E’ davvero una tentazione tremenda, e nella nostra Parrocchia sentiamo tutti di averla provata, anche se il sapore della sconfitta può anche a vedere la realtà con occhi diversi, con meno presunzione. Alcuni si credono cristiani a posto con la coscienza, ma hanno una lettura non giusta della realtà, come per esempio nel lamento verso l’insistenza del Papa verso i migranti. Qui si che ci sentiamo coinvolti, in Parrocchia, e la cosa va capita e superata. Probabilmente l’influenza delle condizioni economiche peggiorate per molti e le conseguenti preoccupazioni per il futuro ne sono un importante motore, ma comunque ci sono anche casi diversi. Un esempio di tentazione verso il pessimismo lo vivono i nostri presbiteri quando girano per benedire le case, e sono spesso ignorati o accolti male con porte sbattute in faccia. E’ facile abbattersi in questi casi, ed è qui che deve venirci incontro la comunità, coi suoi tanti piccoli successi. L’attività in Parrocchia va fatta per la gloria di Dio e non per quella propria! A chi ci apostrofa con un “chi te lo fa fare” dobbiamo rispondere che è per dare gloria a Dio.

Sesta ed ultima malattia, la mondanità spirituale, cioè la spiritualità che vive di apparenza, la religiosità soggettiva che si fonda solo sulle forze del singolo individuo, come autoaffermazione e senza fervore evangelico, pensando di far parte di essere una “elite” di credenti. Per questa malattia la nostra realtà, così vicina al Vaticano ed ai suoi più alti prelati, può subire delle brutte tentazioni, pur temperate dal carattere popolare del nostro quartiere.

Con questi incontri e con l’analisi autocritica delle possibili malattie dovremo preparare una relazione da trasmettere al Vicariato, che ci lavorerà sopra raccogliendo il lavoro di tutte le parrocchie nell’arco temporale di tre anni, dopo i quali ci si focalizzerà sulla possibile cura a tali mali; sembra abbastanza preponderante sulle tante cause possibili di tali malattie la crisi che sta vivendo la famiglia nella nostra società, si veda nelle classi della scuola dove più di metà dei bambini non ha una famiglia tradizionale alle spalle ma tutte situazioni alternative, tra genitori separati, o single, o famiglie con figli di partner diversi.

Riprenderemo il discorso al prossimo incontro, che fisseremo il 19 o 20 marzo.

 

Giulia

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