Capitolo 6: le prospettive pastorali sulla famiglia

Domenica 26 l’appuntamento di mezzogiorno e’ sul tema dell’azione pastorale nella parrocchia verso la famiglia. Ci sono delle tappe nella vita delle famiglie da approcciare con interventi specifici. Si parte dal fidanzamento, poi si va alle nozze, poi alla vita dei neo sposi, poi alla maturita’ del rapporto sino alla terza eta’. Nella Amoris Laetitia ci sono indicazioni specifiche su come la Chiesa possa intervenire in tutti questi momenti, non solo come presbiteri ma anche come laici impegnati nella vita parrocchiale.
Il primo tema, il fidanzamento, e’ per la Chiesa molto serio e non e’ il mettersi assieme e lasciarsi facile dei ragazzi, magari con un periodo di convivenza. Fidanzarsi e’ scegliere di sposarsi, stabilendo una data. Evidente la necessita’ di giungere preparati a questo momento, e fondamentale e’ partire con una preparazione remota, ossia ben precedente nel tempo il momento del fidanzamento in se’. Si deve iniziare da bambini a capire cosa vuol dire essere una famiglia cristiana, e infatti rientra nel compito educativo della famiglia stessa, che permetta di distinguere quello che e’ un impegno al matrimonio rispetto alle relazioni meno impegnative. La preparazione piu’ prossima puo’ essere viceversa quella del fondare in parrocchia un ambiente comune di vita in cui il gruppo dei ragazzi possa essere piu’ facilitato a vivere la scelta cristiana della relazione d’amore, magari facendosi forza a vicenda nel delicato tema della castita’. Il fidanzamento non va ridotto a temi concreti come la scelta del ristorante, degli invitati, la lista di nozze o la casa, ma e’ un momento essenziale per comunicare, per chiarire le proprie intenzioni, per conoscersi e rivelarsi. Questo e’ il momento per cambiare idea, se non collimano gli ideali, e di capire se stiamo sbagliando persona. Non e’ certamente facile perche’ l’abbaglio iniziale dell’innamoramento porta a negare le differenze, giustificare sempre la relazione anche illudendo se stessi che le cose, dopo il matrimonio, cambieranno. Non e’ cosi’: la prima cosa da chiedersi e’ perche’ ci si vuole proprio sposare in Chiesa.
La preparazione immediata del rito del matrimonio, ossia il corso pre-matrimoniale, non ha senso se non c’e’ prima stata la preparazione remota e poi quella prossima, perche’ in pochi mesi e 6/8 incontri non potremo mai conoscere, approfondire e condividere i valori alla base del sacramento. Questi incontri debbono piu’ proficuamente servire ad approfondire il rito nella sua essenza che e’ poi quella di preparare i due sposi a diventare loro stessi i celebranti, davanti a Gesu’. Quando i due sposi hanno condiviso e messo in cantiere gli ideali della famiglia cristiana, allora potranno essere preparati davvero a vivere nella sua profondita’ la cerimonia del matrimonio.
Passiamo quindi ai primi anni dopo le nozze. Sono i piu’ duri e difficili in realta’, anche se certo bellissimi, perche’ dobbiamo adattarci al nuovo status da single a coppia. E’ importantissimo che la coppia sia aiutata dalla comunita’ in queste primissime fasi della vita matrimoniale: va aiutata a ridimensionare le relazioni con le proprie famiglie di origine, va affiancata dove arriva il primo figlio, o dove il figlio tanto desiderato non arriva e la culla resta vuota. Ci possono poi essere scoperte negative, non note sino al matrimonio, come la sterilita’ o segreti di vita che non si aveva condiviso. Il gruppo delle coppie della parrocchia e’ essenziale, per affiancare gli “sposetti” che possono essere indifesi di fronte a tutte le difficolta’, sia spirituali e sia economiche o lavorative, dell’inizio della vita matrimoniale. Anche nel procedere del tempo poi possono sorgere problemi, come i genitori che diventano anziani ed a cui e’ necessario dedicare tutte le risorse, o trasferimenti per lavoro, e le mille infinite difficolta’ che ogni coppia vive. Tutti questi elementi di crisi possono portare facilmente allo scioglimento del matrimonio quando cessa il dialogo, quando si butta la spugna e non si e’ disposti a cercare un nuovo equilibrio. Se pero’ troviamo un gruppo di amici, delle coppie che ci conoscono e su cui contare per un aiuto, una condivisione, allora affrontando assieme il problema si puo’ evitare l’irrimediabile rottura. Anche per i figli vedere la coppia incapace di trovare una via di uscita che eviti separazione e divorzio e’ purtroppo un esempio negativo che nella loro successiva relazione matrimoniale puo’ portare ad un analogo modo di affrontare la crisi con la rottura irrimediabile. Se viceversa nel matrimonio dei genitori i figli assistono alle divergenze ma anche alla riconciliazione, magari nell’ambito di un gruppo parrocchiale di coppie affiatate, possiamo sperare che anche nella loro futura vita familiare siano capaci di resistere ed affrontare positivamente le difficolta’. Gesu’ e’ sceso sulla terra per stare vicino alle situazioni ammalate e non a quelle sane, e come parrocchia dobbiamo far sentire questo a chi e’ in difficolta’. Chiude il sesto capitolo della Amoris Laetitia il tema della morte, che e’ connesso per sua natura a quello della vita, perche’ se siamo su questa terra adesso, il nostro destino crediamo sia nel cielo. Nei terribili momenti del lutto bisogna stare vicini a chi ha perso un proprio caro, magari anche nel silenzio, ma con la partecipazione piena ed affettuosa.

Ancora due incontri per vedere assieme il testo della Amoris Laetitia: quello sul capitolo 7 parlera’ dei figli e lo terremo il 19 marzo, festa di San Giuseppe. Potremmo portare tutti qualcosa per festeggiare i papa’. L’ultimo tema del capitolo 8 lo affronteremo il 26 marzo, e vedremo l’esortazione di Papa Francesco per vivere nella piu’ piena misericordia le situazioni difficili ed irregolari.

Giulia